Certificazioni per lesportazione dei prodotti Bio

Assocertbio e B/Open fanno il punto sulle certficazioni necessarie per vendere negli Stati Uniti, in Cina, Giappone e Taiwan

Fra i temi che hanno destato maggior interesse nell’ambito delle iniziative digitali di B/Open, il webinar del 27 ottobre ha visto la partecipazione di Assocertbio e B/Open sul tema delle certificazioni necessarie per l’esportazione del prodotto biologico in Stai Uniti, Cina, Giappone e Taiwan.

Ricordiamo che le iniziative digitali di approndimento organizzate da B/OPEN, anticipano l’evento fieristico del 23 e 24 novembre prossimi, che in ottemperanza del Decreto DPCM del 24 ottobre 2020, si svolgerà interamente su piattaforma digitale.

Assocertbio, associazione nazionale che certifica il 95% delle aziende biologiche italiane, ha sottolineato il ruolo dell’Italia come uno dei paesi più dinamici nel trading. Il nostro paese annovera una quota di export di prodotti «organic» che ha superato i 2,2 miliardi di euro.

«In Italia Assocertbio è attrezzata per predisporre l’iter autorizzativo finalizzato ad esportare – afferma Riccardo Cozzo, presidente dell’associazione nazionale -. Le norme prevedono in alcuni casi l’equivalenza parziale fra gli standard europei e di altre aree geografiche del pianeta, mentre in altre situazioni il percorso di riconoscimento degli standard è più complesso, riguardando non soltanto il prodotto finito, ma anche l’intera filiera come nel caso della Cina, del Brasile o di Taiwan».

Asia

L’Asia anche in quest’ambito è uno dei mercati più interessanti e in evoluzione. L’interesse per i prodotti biologici è rilevante, in particolare per prodotti quali «Olio di oliva, pasta, derivati del pomodoro e succhi ottenuti dagli agrumi – spiega Amalia Rueda, technical manager per le Attività internazionali di Bioagricert Srl – sono le prime voci di importazione dall’Italia in Giappone, dove il percorso per ottenere l’idoneità all’export dura anche meno di un mese, ma sono richieste specificatamente in etichetta l’indicazione di due figure chiave: un responsabile del processo produttivo e un responsabile della conformità dell’intero processo produttivo allo standard nipponico Jas».

Cina

La Cina è il quarto mercato al mondo con un valore delle vendite al dettaglio pari a 8,1 miliardi di euro, una cifra che lo colloca alle spalle di Stati Uniti. I prodotti di maggior interesse sono i lattiero caseari, zucchero di canna, vino rosso, olio di oliva. Sono gli enti cinesi stessi, in questo caso a rilasciare la certificazione per l’export, attraverso una certificazione di filiera e l’ispezione dei frutti in campo per l’area agricola. Sono richiesti in fase preliminare anche l’analisi di aria, acqua e suolo con un protocollo che si sviluppa in crica dieci fasi per arrivare a compimento.

Corea del Sud

La Corea del Sud ha sottoscritto un accordo di equivalenza per il BIO con l’Unione europea che non include, tuttavia, l’acquacoltura.

Canada

Per l’export in Canada invece è findamentale il bilinguismo francese e inglese richiesto obbligatoriamente su tutte le etichette.

Gli Stati Uniti

Gli Stati Uniti per il nostro paese e per l’Unione Europea rappresentano un mercato di grande interesse. Dal 2012 è in essere un accordo di equivalenza garzie al quale, come ha spiegato Roberto Maresca, responsabile schemi di certificazione internazionali di Ccpb, «i prodotti certificati come bio in Ue possono essere venduti come organic in Usa, purché abbiano subito l’ultima lavorazione o il confezionamento finale in Ue. Salvo alcune eccezioni in materia di vino o di prodotti animali trattati con antibiotici, per esportare dall’Unione europea non servono ulteriori certificazioni, con il vantaggio di minori costi a carico delle aziende che esportano». Anche sul mercato americano, così come su quello europeo e asiatico, il biologico è in crescita.

Certificazioni del biologico per l’export a B/OPEN ultima modifica: 2020-10-30T14:32:00+01:00 da Valeria Cei