etichette a semaforo

Le etichette a semaforo non mettono tutti d’accordo

E piuttosto vivo il dibattito sulle etichette a semaforo. Il sistema è nato in Gran Bretagna fortemente caldeggiato dal Ministero della Salute e sebbene non obbligatorio, dal 2013 è adottato su base volantaria da oltre il 90% della grande distribuzione.  Più di recente è entrato in sperimentazione in Francia che ne ha modificato alcune caratteristiche; la sperimentazione ha riguardato anche il  Belgio. L’obiettivo delle etichette nutrizionali a semaforo  è fornire un’indicazione più chiara e immediata agli utenti circa il  valore nutrizionale degli alimenti. L’iniziativa è volta inoltre a contrastare i crescenti problemi legati all’obesità, incentivando un comportamento alimentare più consapevole.

Etichette a semaforo: cosa sono

A ciascun alimento viene attribuito un punteggio espresso in lettere e associato a un colore. Le lettere variano dalla A alla E e i colori, in gradazione, vanno dal verde al rosso passando, per giallo e arancione. La valutazione dei paramtri nutrizionali viene fatta su 100 gr di prodotto. Su questa base viene valutata la componente di grassi, grassi saturi, sale e zuccheri contenuti. Se la percentuale oltrepassa i livelli ritenuti accettabili, dal colore verde si passa al giallo, fino ad arrivare al rosso. Un alimento così etichettato dovrebbe consentire agli utenti di individuare con maggior chiarezza quali alimenti possono essere dannosi per la propria salute.

Etichette a semaforo: cosa non convince

Sebbene riconosciuta come lodevole l’iniziativa nelle intenzioni,  sono diversi gli aspetti che poco convincono circa l’efficacia del sistema di etichettatura. Prima fra tutti la pericolosa generalizzazione di una valutazione basata su  100 gr di prodotto, senza distinzione fra alimenti che non vengono consumati mai in soluzione unica, in questo quantitivo,  (si pensi all’olio). In buona sostanza non è possibile valutare l’apporto nutrizionale di un prodotto prescindendo dalla porzione consumata. Un altro fattore che rischia di passare in secondo piano, è la necessità di guadagnare un regime alimentare equilibrato nell’arco dell’intera giornata. La classificazione dei prodotti basata su soli 4 nutrienti, risulta riduttiva se si considera che di norma se ne prendono in consifderazione 45; sembra improbabile una classificazione positiva o negativa di un alimento di cui non vengono prese in considerazione il quantitativo di proteine, fibre e i carboidrati totali.

Sicuramente è più equilibrata la rilettura Francesce rispetto all’inizale rosse giallo e verde Britannico delle etichette a semaforo.  Con la Nutri-score infatti ad essere segnalati anche elementi “buoni” per la nostra salute: frutta legumi e verdura, per un’interpretazione più realistica della natura e della qualità degli alimenti.

Etichette a semaforo : la posizione dell’Italia

L’Italia non ha certo positivamene accolto la rigidità nel metodo di classificazione Britannico prima Francese dopo. La bocciatura di alcuni dei nostri alimenti riconosciuti come eccellenze della dieta Mediterranea ha preoccupato non poco, i produttori del comparto. Del resto, considerato il deciso calo delle vendite registrato dallo studio commissionato da Federalimentare e condotto da Nomisma su tre dei nostri prodotti distribuiti in Gran Bretagna e di conseguenza etichettati, muove a diverse considerazioni.

Prima fra tutte la percezione fortemente negativa  del semaforo rosso su un alimento. Il consumatore medio tende a recepire il dato  in modo generalizzato e a considerare pericoloso per la propria salute il consumo di quel prodotto. Una sorta di messa al bando poco realistica, in considerazione di quanto parziale sia la scelta di soli 3 o 4 nutrienti, nel caso britannico.

I risultati talvolta paradossali emersi da questo tipo di etichettatura; alcuni elementi sono risultati verdi per il basso contenuto di grassi ma a ben vedere sono anche privi di vitamine, in tal senso di poca o nulla utilità. In molti sono insorti nel sostenere il sietma sotto questo punto di vista fuorviante.

In quest’ottica è stata letta anche la reazione delle multinazionali. Dalla Coca Cola alla Nestlè, dall’Unilever alla Pepsi chiedono a gran voce l’introduzione a livello Europeo del sistema di etichettatura a semaforo, intravedendo, evidentemente in questa classificazione la possibilità di riabilitare i propri prodotti di punta.

E se queste considerazioni hanno il loro fondamento, è pur vero che gli utenti hanno sempre lamentato la diffcioltà di fruizione delle etichette. Troppe scritte, troppo piccole e poco chiare. I sondaggi invece sulle etichette a semaforo evidenziano una certa soddsfazione dei consumatori che le reputano un modo chiaro di comunicazioneimportanti indizazioni sugli alimenti.

Insomma c’è da migliorare, ma per molti la base di partenza c’è già.

Etichette a semaforo qualche perplessità: le indicazioni sono veramente affidabili? ultima modifica: 2017-06-06T13:20:53+02:00 da Redazione