
È possibile portarli da casa ma non riutilizzarli, no alle retine: questa in sintesi l’ultima disposizione sui sacchetti in plastica per alimenti
Il destino dei sacchetti in plastica per alimenti sembra proprio non avere pace; fin dall’inizio infatti l’entrata in vigore della normativa sui sacchetti di plastica in uso nella grande distribuzione per l’acquisto dei generi alimentari ortofrutticoli, ha scatenato un forte dibattito e non poche polemiche. Uno degli aspetti maggiormente contestati è il pagamento dell’imballaggio che ben presto ha spostato la questione sulla possibilità per i consumatori di portare o meno il sacchetto da casa. Prendendo ad esempio esperienze di altri paesi come Svizzera, Germania e Austria, c’è chi ha chiesto a gran voce la possibilità d’impiegare le retine alimentari; lavabili e riutilizzabili sono infatti, secondo l’opinioni di molti, un’alternativa economica e sostenibile decisamente interessante.
In questa situazione è intervenuta una nuova circolare del Ministero della Salute per stabilire in via definitiva se sia possibile oppure no per i consumatori munirsi dei sacchetti per gli alimenti autonomamente, senza dover necessariamente acquistare quelli presenti all’interno dei punti vendita.
Il Ministero della Salute si è così ufficialmente espresso positivamente, acconsentendo alla possibilità che ogni consumatore porti con se il sacchetto ultraleggero per l’ortofrutta. Tuttavia la scelta del contenitore quando andiamo a fare la spesa non potrà essere casuale, l’imballaggio dovrà essere nuovo, monouso, dalle caratteristiche rispondenti a quelle previste dalla normativa per i materiali a contatto con gli alimenti e a livello ambientale in linea con quanto previsto dall’ articolo 9-bis della normativa di riferimento, quindi computabili nell’arco di tre mesi. Le reazioni non hanno certo incontrato il favore di associazioni e consumatori.
In merito a imballaggi alternativi o alle sospirate retine alimentare nessun accenno, nonostante specie nel caso delle retine si possa ritenerle una soluzione decisamente efficiente come solidità, capienza, igiene e realmente sostenibile considerando la possibilità di riutilizzarle. Di contro date le caratteristiche richieste sembra improbabile che i consumatori possano trovare più agevole acquistare autonomamente degli imballaggi usa e getta, rispetto agli ultraleggeri in vendita nella grande distribuzione e nei negozi che propongono al dettaglio prodotti ortofrutticoli, considerando che le caratteristiche dell’imballaggio devono essere le stesse.
Molti dunque sono i dubbi sollevati successivi all’emanazione della nuova circolare, fra gli altri anche quello relativo alla figura che eventualmente dovrebbe verificare l’idoneità dell’imballaggio portato in autonomia dal consumatore, quello delle bilance ormai predisposte automaticamente per il ricarico del sacchetto e la necessità di rivoluzionare nella grande distribuzione il libero servizio per tornare alla presenza di personale che ripristini il conteggio della tara differenziato.
Insomma anche questa volta un provvedimento che doveva porre fine a dubbi e polemiche sembra non essere stato in alcun modo risolutivo.
