sacchetti di plastica normativa

Interviene il Ministero per placare le polemiche sul pagamento dei sacchetti di plastica in vigore dal 1 gennaio 2018

L’entrata in vigore della normativa che prevede il pagamento dei sacchetti di plastica impiegati per l’acquisto degli alimenti sfusi, benchè annunciata da tempo, è fra le polemiche che tengono banco in questo inizio d’anno.

Dagli importi variabili, al non chiaro divieto di riutilizzo, fino ai confronti con le misure adottate in altri paesi, in questi giorni il dibattito è stato acceso e non sempre le indicazioni sono apparse chiare. È così opportunamente arrivato l’intervento del Ministero dell’Ambiente con l’emanazione di una circolare che ha voluto chiarire ulteriormente caratteristiche e finalità del provvedimento tanto dibattuto, (previsto nell’art. 9-bis del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, convertito in legge dalla legge 3 agosto 2017, n. 123, secondo quanto previsto dagli obblighi contenuti nella direttiva 2015/720/UE in materia di riduzione dell’utilizzo di borse di plastica).

Perchè i sacchetti di plastica sono diventati a pagamento

Nella Circolare in questione,  il Ministero della Salute ripercorre rapidamente il cammino normativo e ribadisce come la necessità della norma scaturisca dall’obbligo di ottemperare agli obiettivi Europei in merito alla riduzione dei consumi di plastica.

Le modalità di raggiungimento di questi obiettivi prevedono fra l’altro, norme restrittive sul loro utilizzo e sulla loro commercializzazione, prima fra tutti il divieto di distribuzione gratuita delle stesse. Del resto proprio la gratuità risulta un disincentivo alla riduzione dei consumi. Un primo provvedimento in tal senso è scattato per le buste in plastica in materiale leggero inferiore a 50 micron, con o prive di manici, in distribuzione per consentire ai consumatori il trasporto degli alimenti acquistati nei punti vendita.

Poichè l’impiego di questi supporti per ragioni strettamente ecologiche vuole essere progressivamente superato, già dal 2012 il pagamento dei sacchetti di plastica è comparso come misura consigliata agli operatori del settore, adottabile però su base volontaria.

All’interno della medesima direttiva Europea è contenuta la possibilità degli Stati Membri di estendere il pagamento anche a imballaggi in plastica differenti: è il caso dei sacchetti ultraleggeri in plastica trasparente di spessore inferiore ai 15 micron che abitualmente utilizziamo per l’acquisto dell’ortofrutta. Date queste premesse l’Italia si è adeguata alle direttive Europee estendendo la restrizione e il pagamento anche alle buste ultraleggere.

Cosa dobbiamo esattamente pagare

sacchetti di plasticaLa circolare del Ministero specifica quali sono le buste di plastica commercializzabili:

  • Buste di plastica con minima quantità di materiale riciclabile di diversi spessori con e senza manici da impiegarsi per il trasporto sia di generi alimentari che di altri prodotti.
  • Buste di plastica certificate come biodegrabili e compostabili
  • Buste di plastica ultraleggere compostabili e biodegrabili composte per almeno il 40% da materiale rinnovabile, impiegate a scopo igienico come imballaggio primario per l’acquisto di alimenti (frutta, verdura o pane).

Queste tre categorie di buste di plastica devono essere fornite al consumatore previo pagamento; il loro prezzo deve infatti risultare nello scontrino fiscale d’acquisto della merce. Tale prezzo è fissato dal punto vendita e potrà quindi essere variabile, ma nessun altra categoria di imballaggio in plastica differente da quelle evidenziate, dovrà essere soggetta a pagamento.

Utilizzare le proprie buste si può?

Infine la circolare affronta, in verità in modo non definitivo e un pò fumoso, la questione dell’impiego delle proprie buste al posto di quelle del punto vendita, per l’acquisto dei prodotti alimentari.  Il Ministero dell’Ambiente chiede in merito l’intervento del Minsitero della Salute, sottolineando l’importanza di garantire standard igienici adeguati. A tal proposito non pone un divieto ma richiede che si tratti comunque di buste per alimenti monouso. Chiarisce inoltre come ciascun punto vendita dovrà definire gli standard igienici di tali sacchetti, informandone i consumatori con l’opportuna segnaletica.

No è chiaro in concreto come un consumatore possa approviggionarsi gratuitamente di sacchetti alimentari di plastica monosuo da utilizzare come alternativa alle buste in vendita nel negozio o al supermercato. In tal senso come anticipato la circolare del Ministero non si è rivelata particolarmente illuminante.

Sacchetti di plastica in materiale leggero: i chiarimenti del Ministero ultima modifica: 2018-01-08T12:49:19+00:00 da Redazione