Packaging in carta indice di sostenibilità ambientale

La filiera alimentare e della plastica frena sull’applicazione del regolamento

Il PPWR, il Regolamento UE 2025/40 su imballaggi e rifiuti di imballaggio, è formalmente in vigore dal 12 agosto 2026, ma la sua applicazione pratica resta un cantiere aperto. A confermarlo è la richiesta di rinvio avanzata da Pro Food, l’associazione che rappresenta la filiera del fresco e del food, e da Unionplast, la federazione di settore della trasformazione plastica aderente a Federazione Gomma Plastica. Le due sigle hanno aderito allo “Stop the Clock”, la petizione europea che chiede alla Commissione un rinvio di 24 mesi rispetto al calendario attuale di applicazione del regolamento.

L’adesione di Pro Food e Unionplast si inserisce in una mobilitazione che ha già raccolto oltre 500 adesioni tra imprese e associazioni di categoria in tutta Europa, promossa nei mesi scorsi e rilanciata a settembre con toni più pressanti, a ridosso delle prime scadenze operative del regolamento.

Le richieste della petizione “Stop the Clock”

Il testo della petizione non chiede l’abrogazione del PPWR, ma un tempo supplementare per completare l’impianto normativo che dovrebbe accompagnarne l’attuazione. Al centro della richiesta ci sono i decreti attuativi, i criteri tecnici per la classificazione e la riciclabilità degli imballaggi e le linee guida operative che le imprese attendono per adeguare processi produttivi, etichettature e filiere di approvvigionamento.

Secondo i promotori, l’assenza di questi strumenti a poche settimane dall’entrata in vigore formale del regolamento espone le aziende al rischio concreto di dover applicare obblighi i cui contorni tecnici non sono ancora definiti in modo univoco a livello comunitario, con conseguenze dirette su investimenti, riconversione degli imballaggi e rapporti con i fornitori extra-UE.

Il nodo degli imballaggi in plastica monouso per il fresco

Uno dei punti più delicati riguarda le restrizioni sugli imballaggi in plastica monouso destinati a frutta e verdura fresca venduta in confezioni sotto 1,5 kg, (previste dall’articolo 25 e dall’allegato V del regolamento). La misura, che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2030, impone alla filiera ortofrutticola di individuare per tempo materiali e formati alternativi in grado di garantire le stesse prestazioni in termini di conservazione e sicurezza alimentare, senza però che siano ancora chiariti in modo definitivo i criteri di comparazione ambientale tra le diverse opzioni disponibili.

Pro Food chiede che, prima di introdurre un divieto, la Commissione conduca una valutazione comparativa d’impatto tra la soluzione da sostituire e le alternative proposte, per evitare che il passaggio a nuovi materiali si traduca in un peggioramento delle prestazioni ambientali complessive lungo la filiera.

Il mercato dei materiali sostitutivi alla plastica monouso

I promotori dello Stop the Clock inseriscono la questione in un quadro più ampio, quello del mercato dei materiali che negli anni hanno già sostituito la plastica monouso in applicazione della precedente direttiva SUP. Secondo i dati citati dai promotori della petizione, il valore delle importazioni di prodotti sostitutivi alla plastica monouso è passato da 290 milioni di euro nel 2018 a 730 milioni di euro nel 2025, per un totale complessivo stimato in circa 5 miliardi di euro nel periodo 2018-2025.

Un dato che, secondo Pro Food e Unionplast, dimostrerebbe come i cambiamenti normativi sul packaging abbiano già ridisegnato flussi commerciali significativi a conferma dell’urgenza di disporre di un quadro regolatorio stabile prima di introdurre nuovi vincoli sui materiali ammessi.

Non tutta la filiera chiede un rinvio

La richiesta di proroga non è però condivisa da tutta la filiera del packaging. Nei mesi precedenti, oltre 100 aziende e associazioni europee – tra cui Plastics Recyclers Europe, FEAD, il tedesco Bvse e l’italiana Assorimap, insieme a operatori industriali come IKEA, Suez, Veolia, Amcor, LyondellBasell, Mondi e Tomra – avevano firmato una lettera congiunta indirizzata ai vertici delle istituzioni comunitarie per chiedere l’esatto opposto, ovvero un’attuazione rapida ed efficace del PPWR, senza riaprire il testo normativo centrale. Per questo fronte, un quadro regolatorio stabile è la condizione necessaria per sostenere gli investimenti già avviati nella capacità di riciclo europea.

La contrapposizione tra le due posizioni fotografa una filiera del packaging attraversata da interessi non sempre allineati, da un lato i trasformatori e i produttori che chiedono tempo per adeguarsi a regole tecniche ancora incomplete, dall’altro gli operatori del riciclo che temono che un rinvio dell’applicazione possa disincentivare gli investimenti già pianificati sulla capacità impiantistica.

Spetterà ora alla Commissione europea, valutare se e come rispondere alle richieste di rinvio in un contesto in cui il regolamento è già formalmente applicabile. Per le imprese della filiera food e per i trasformatori di materie plastiche, il nodo principale tuttavia resta operativo, senza decreti attuativi e criteri tecnici definiti, resta difficile pianificare con certezza gli investimenti su nuovi formati di imballaggio, materiali alternativi e sistemi di etichettatura conformi al PPWR.

PPWR, Pro Food e Unionplast chiedono lo “Stop the Clock”: rinvio di 24 mesi ultima modifica: 2026-09-19T17:21:01+02:00 da Redazione