inchiostri sostenibili

Il punto sui principali leganti da fonti rinnovabili che rendono gli inchiostri sostenibili

Per un settore in continua crescita come quello dei materiali di consumo per la stampa e l’etichettatura nel packaging, gli inchiostri sostenibili sono da anni oggetto di grande interesse.

In particolare l’opportunità di sviluppare soluzioni in grado di garantire standard di sicurezza e igiene di alto livello, hanno orientato un intenso lavoro da parte della ricerca. Tanta vitalità è ben riassunta nel lavoro di T. Robert del 2015 all’interno del quale sono riassunte le proposte più interessanti in termini di inchiostri sostenibili ottenuti da risorse rinnovabili e le potenzialità degli inchiostri a essicazione UV.

Gli inchiostri sostenibili ottenuti da risorse rinnovabili

Appartengono a questa famiglia  diverse soluzioni, come i leganti ricavati da olii vegetali e soia, da impiegarsi  nelle formulazioni senza solventi. Particolamente trasparenti richiedono un quantitativo inferiore rispetto allo standard di coloranti. Ottimi gli esiti delle prove di biodegradabilità che hanno rivelato come gli inchiostri a base di olio di soia abbiano una velocità di degradazione due volte superiore rispetto a uelli tradizionali.

inchiostri sostenibili da rinnovabili
Inchiostri da fonti rinnovabili

Particolarmente diffusi gli inchiostri a base di polisaccardi alternativamente impiegati come additivi o come leganti. È il caso dell’amido di mais impiegato abitualmente come additivo perchè particolamente efficiente nel rendere più resistente all’acqua l’inchiostro e nel migliorare alcune fondamentali proprietà del colore. Il grande numero di polisaccaridi fra i leganti ottenuti da fonti rinnovabili pone il problema di conciliare la richiesta con quella del mercato alimentare.  Inquesto senso tutti gli sviluppi che vanno verso nuove formulazioni risultano strategiche anche èer questa ragione.

Spesso indagati ancora gli inchiostri sostenibili provenienti dai prodotti di scarto della lavorazione della carta; è il caso della cellulosa, la lignina, o i polifenoli. Buoni i riscontri a livello prestazionale ma non ancora matura la commercializzazione di questo tipo di inchiostri. Interessanti le recenti proposte d’inchiostri per la bio-stampa con nano cristalli di cellulosa.

Gli inchiostri sostenibili a essiccazione UV

Questo tipologia di inchiostri sostenibili è caratterizzata da formulazioni che presentano precursori di leganti attivati da irraggiamento UV. Disponibili sia nella versione secca senza solventi, sia con con formulazioni ad acqua, hanno incontrato un notevole seguito e il loro utilizzo è cresciuto negli ultimi anni in modo esponenziale. Del resto presentano indubbi vantaggi rispetto gli inchiostri tradizionali, sebbene i lavori sono ancora in corso per risolverne alcuni limiti;  vediamone allora pregi e difetti di queste proposte:

I vantaggi degli inchiostri a essiccazione UV

Primo fra tutti la velocità di essiccazione; di gran lunga più rapida rispetto agli inchiostri tradizionali consente un’elevata velocità di stampa e una contrazione dei consumi energetici previsti per la fase di asciugatura.

Grazie a formulazioni dalle ridotte emissioni abbiamo inoltre, non solo a che fare con prodotti di gran lunga meno inquinanti ma complessivamente più sicuri nella  gestione del rischio incendi nelle diverse fasi di lavorazione.

Ottima la resa per la stampa su superfici non assorbenti, come nel caso degli imballaggi in plastica.

I limiti degli inchiostri a essiccazione UV

A livello prestazionale uno degli aspetti che lo studio di T. Robert ha rilevato ancora critico è il residuo post stampa. Diluenti e  foto-iniziatori permangono nell’inchiostro e questo elemento, specialmente negli imballaggi alimentari, eleva in modo preoccupante il rischio di contaminazione.

Gli acrilati sono fra i precursori di leganti più utilizzati nelle formulazioni di inchiostri a essiccazione UV; tuttavia si tratta di  sostanze dall’elevato potenziale allergizzante, problematiche più di altre per gli operatori del settore. In questo senso la ricerca si muove e si è mossa nella messa a punto di validi alternative in grado di superare questi limiti. Esempi efficaci nella resa ma non sostenibili nei costi sono gli oligomeri da olio di soia, come del resto gli acrilati provenienti da fonti rinnovabili. Il limite del costo troppo sostenuto per la loro produzione, specie se confrontato con quello relativo agli acrilati da fonti petroliferi non li rende soluzioni percorribili ma pone al centro l’esigenza e l’urgenza di portare in percentuale sempre maggiore le fonti  rinnovabili nella produzione degli inchiostri.

Inchiostri sostenibili: presente e futuro nelle applicazioni per il packaging ultima modifica: 2017-12-27T18:41:44+00:00 da Redazione