L’apporto fondamentale di un Ente Certificatore all’interno di un’azienda, l’intervista al vice direttore di CSQA
Torniamo a occuparci di certificazioni per il packaging alimentare per addentrarci con sempre maggior consapevolezza in un settore nato per tutelare la qualità della produzione e dei prodotti, incentivando il progresso e l’evoluzione delle aziende sul mercato. Abbiamo intervistato la Dott.ssa Maria Chiara Ferrarese, Vice Direttore di CSQA Certificazioni, società di certificazione specializzata in particolare nel comparto agroalimentare, indubbiamente fra i settori merceologici più sensibili. Con il suo aiuto intendiamo approfondire da un lato il ruolo degli Enti di Certificazione nei confronti delle Aziende e dall’altro scopriamo il profilo delle nostre realtà produttive sul versante sicurezza, qualità e tracciabilità.
CSQA è una società che eroga servizi di certificazione specializzata in particolare nel comparto agroalimentare. Come intervenite in un’azienda che produca packaging per il comparto alimentare? Fornendo quale tipo di supporto?
“ CSQA è un ente con una forte specializzazione nel settore agroalimentare ma anche nei servizi correlati. Esiste un forte legame fra packaging e prodotto alimentare e anche le norme cogenti hanno per certi versi introdotto, anche nel settore del packaging, alcuni requisiti che da tempo le imprese alimentari hanno l’obbligo di rispettare (es. rintracciabilità, sistema di assicurazione qualità etc.). Esistono delle norme volontarie specificamente progettate per i produttori di packaging e – più in generale – di materiali e oggetti a contatto con gli alimenti. Si tratta di norme volontarie con un focus specifico sulla conformità igienico sanitaria.
Fra le norme più diffuse vi è BRC IOP che è in assoluto lo standard più richiesto ed applicato. CSQA offre quindi alle aziende che producono packaging servizi di certificazione (BRC IOP, ISO 22000, UNI 15593, gap analysis rispetto agli obblighi cogenti). Alle aziende che producono macchine e attrezzature per l’industria alimentare, CSQA offre un servizio di certificazione innovativo del “disegno igienico”, che ha la finalità di certificare che il progetto permette di realizzare macchine e attrezzature progettate per essere facilmente pulibili, con conseguenze immediate per l’utilizzatore (garanzia di pulibilità e maggior efficacia ed efficienza delle operazioni di pulizia stesse).
CSQA offre anche servizi di formazione attraverso il proprio Centro Formazione. I corsi di formazione possono essere erogati a catalogo o in house in base alle esigenze dei clienti ed essere progettati per rispondere alle specifiche necessità delle imprese.“
Considerando la complessità normativa e gli standard sempre più elevati a livello europeo, in particolare per il comparto del packaging, qual è il vantaggio per un’azienda nel conseguire una certificazione volontaria?
“ Gli standard volontari rispondono in prima battuta agli obblighi cogenti. Le imprese che producono materiali ed oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti sono tenute a controllare la rispondenza dei loro prodotti alle norme di legge e a dimostrare in ogni momento di aver adeguatamente provveduto ai controlli ed accertamenti necessari. I suddetti materiali ed oggetti devono essere sempre accompagnati, nelle fasi diverse dalla vendita al consumatore finale, da una dichiarazione del produttore attestante la conformità alle norme vigenti. La presenza di tale dichiarazione scritta consente agli organi di controllo di identificare e quindi rintracciare il produttore dei materiali ed oggetti in questione.
Per consentire altresì il controllo ed il ritiro dei materiali ed oggetti difettosi il regolamento (CE) n. 1935/2004 stabilisce che in qualunque fase della lavorazione, della trasformazione e della distribuzione sia garantita la rintracciabilità dei prod
Pertanto le imprese devono assicurarsi, in tutte le fasi, che i materiali ed oggetti, fabbricati secondo buona tecnica industriale, rispondano alle disposizioni vigenti allo scopo di garantire in ogni caso l’igiene dei prodotti alimentari. Le imprese hanno dunque la responsabilità e l’obbligo di vigilare al fine di evitare che i materiali ed oggetti possano essere una fonte di contaminazione dei prodotti alimentari trasferendo sostanze indesiderabili o comunque estranee agli alimenti stessi.
Gli standard volontari e la conseguente certificazione risponde però anche all’esigenza di poter dimostrare la propria due diligence da parte dei produttori (una tutela aziendale rispetto ad eventuali criticità o problematiche) e all’esigenza di preservare la propria impresa da danni reputazionali.
Nel tempo inoltre anche le aziende del settore alimentare, e in modo particolare la GdO internazionale, hanno focalizzato l’attenzione sul packaging richiedendo garanzie attraverso la certificazione volontaria. Sulla base di queste necessità pertanto le imprese maggiormente inserite in circuiti alimentari di qualità e meglio strutturate si sono attrezzate scegliendo la certificazione maggiormente confacente alla propria realtà aziendale ed alle proprie necessità.“
Come i percorsi di certificazione di prodotto e di sistema contribuiscono alla valorizzazione e alla protezione dei prodotti italiani?
” Le imprese italiane ed i prodotti italiani sono estremamente apprezzati a livello internazionale per la loro qualità e per il livello di garanzia che li caratterizza.
È indubbio che la certificazione abbia contribuito alla valorizzazione di imprese e prodotti sui mercati internazionali, elevando il livello di fiducia da parte dei clienti e dei consumatori.
I prodotti di qualità italiani (DOP / IGP) sono assoggettati al controllo dell’ente terzo che assicura il rispetto dei disciplinari di produzione approvati a livello comunitario e il rispetto del piano dei controlli approvato dal MIPAAF. Si tratta di controlli che partono dalla produzione primaria e arrivano fino all’identificazione / confezionamento del prodotto. Il controllo dell’ente terzo è quindi determinante per il corretto utilizzo della denominazione.
Questa evoluzione dei sistemi di gestione trova riscontro anche nell’implementazione di sistemi di certificazione tesi a raccogliere le nuove sfide, e a rispondere ai nuovi stili di consumo con i prodotti free from (senza OGM, senza antibiotici), con l’attenzione al benessere animale, le footprint (carbon e watarfootprin), l’etica (SA 8000), la sostenibilità in senso più ampio nell’accezione ambientale, sociale ed economica.
La certificazione quindi come strumenti di competizione, di valorizzazione e differenziazione. Uno strumento per rispondere ai clienti ma anche per comunicare, correttamente, sulla base di evidenze oggettive, il proprio livello di qualità aziendale e di prodotto ai consumatori, sempre più esigenti ed attenti.“
Qual è, secondo la vostra esperienza, il livello delle aziende italiane del comparto agroalimentare rispetto agli standard di sicurezza e igiene? Quali sono i paesi più avanzati?
Poiché la maggioranza delle imprese italiane vendono nel mercato interno ma anche a livello internazionale, hanno adottato uno o più degli standard volontari disponibili.
Indubbiamente, per numero di certificazioni l’Italia rappresenta il paese leader in materia di sicurezza alimentare: per le certificazioni IFS l’Italia è al primo posto; per le certificazioni BRC e GlobalGAP è al secondo posto.“
Oltre alle normative sempre più stringenti per il comparto, quale tipo di evoluzione a livello culturale è in atto nelle aziende? I percorsi di certificazione sono affrontati come un’opportunità?
” Le sfide del momento sono rappresentata dalla necessità di uscire dai confini aziendali e coinvolgere l’intera filiera produttiva e dalla necessità di operare in modo responsabile attraverso la realizzazione di prodotti sostenibili.
La qualità, l’igiene e la sicurezza, sono oramai prerequisiti ma l’attenzione all’ambiente, all’etica, ai lavoratori, al benessere animale, alla gestione responsabile dei farmaci, alla comunità locale, alla gestione di rifiuti sono temi imprescindibili che rappresentano di certo un’opportunità da cogliere.
I retailer internazionali su questi temi hanno da tempo avviato percorsi non tanto di certificazione quanto di ispezione sulla catena di fornitura (es. Sedex), evidenziando un indubbio interesse crescente sui temi sociali (es. SSL, regolarità dei contratti di lavoro, regolarità dei contratti di fornitura, pagamenti etc.).
Le imprese più illuminate e proattive rispetto alle richieste dei mercati hanno anche avviato percorsi di certificazione di sostenibilità particolarmente innovativi come ad esempio il settore vitivinicolo con lo standard Equalitas o il mondo dei cereali con lo standard cereali e semi oleosi sostenibili (DTP CSQA 122), o il mondo dell’extravergine di oliva con lo standard Olio EVO sostenibile (DTP CSQA 125).“
