Il recente studio di McKinsey mette in guardia sulla possibilità di un eccesso di domanda rispetto all’offerta di plastica riciclata entro il 2030
Continua a crescere la domanda di plastica riciclata, è questo il punto di partenza dell’analisi della società di consulenza McKinsey. Un incremento della domanda a cui concorrano più fattori, a partire dalle normative sempre più stringenti dell’Unione Europea, per arrivare a una cultura della sostenibilità maturata nell’ultimo ventennio. Attualmente fra gli obiettivi più rilevanti, l’impegno a ridurre il contenuto di plastica vergine e l’impronta di carbonio del packaging, rispondendo alle esigenze di un mercato sempre più orientato verso la sostenibilità che punta sul riciclo dei materiali.
Tuttavia, precisa lo studio McKinsey, se saranno mantenuti i ritmi attuali (un incremento della percentuale di contenuto riciclato negli imballaggi del 50%, riduzione del 50% dell’uso di plastica vergine, materiali completamente riutilizzabili, riciclabili o compostabili per tutti i prodotti della private label) ci dovremo necessariamente confrontare con una forte discrepanza tra la domanda e l’offerta di plastica riciclata. Si stima che entro il 2030, la domanda globale di plastica riciclata raggiungerà i 90 milioni di tonnellate, superando l’offerta disponibile, stimata in 60 milioni di tonnellate. Un divario di 30 milioni di tonnellate che va ben oltre quello di 5 mln di tonnellate, stimato nel 2022.
Lo studio a questo punto prospetta un approccio in quattro fasi per evitare una discrepanza così marcata fra domanda e offerta, con conseguente forte rialzo dei prezzi dei materiali. Lo studio McKinsey sottolinea la necessità di un cambiamento di prospettiva e operatività a 360°.
L’importanza di rendere più sostenibile l’intera catena del valore
Per affrontare questa sfida, lo studio McKinsey suggerisce a produttori, distributori e utilizzatori, l’adozione di un approccio sostenibile che coinvolga l’intera catena del valore degli imballaggi. Primo elemento chiave, analizzare con attenzione l’intera gamma di imballaggi, dai formati ai materiali, il loro impatto ambientale, i costi e le prestazioni, con l’obiettivo di trovare l’imballaggio ottimale. Quindi fare propri i principi di design sostenibile o ecodesign, nella progettazione del packagingi, con l’obiettivo di ridurre gli eccessi, modificando eventualmente i formati ed eliminando il superfluo.
Altro elemento chiave è guadagnare una visione di filiera, valutando l’opportunità di partnership che possano facilitare l’approvvigionamento di materiali e una gestione ottimizzata. Dai fornitori di imballaggi, ai gestori dei rifiuti, attraverso opportune collaborazioni possono essere facilitati programmi per il ritorno degli imballaggi per il riutilizzo o il riciclo, accordi di fornitura e co-investimenti in impianti di riciclaggio.
Ultimo, ma non certo per importanza, investire in conoscenza, competenze e aggiornamento. La consapevolezza di un mercato complesso e in forte evoluzione valorizza i profili formati per la gestione delle complessità tecniche e normative del settore. L’invito dunque è a fare della sostenibilità un progetto di filiera.
