Cosa c’è nel piatto? Da febbraio etichetta di origine su pasta e riso per conoscere l’esatta provenienza di quello che mangiamo
Lo scorso 16 e 17 Agosto 2017, sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale due decreti del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, che renderanno obbligatoria a partire dal prossimo 16 e 17 febbraio 2018, l’etichetta di origine anche per riso e pasta. E del resto le disposizioni entrate in vigore ad aprile l’etichetta d’origine obbligatoria per il latte e gli alimenti lattiero caseari, avevano aperto la strada alla necessità e alla precisa volontà politica, di rendere obbligatoriamente nota e sempre tracciabile la provenienza dei prodotti alimentari.
Rispetto poi al gradimento dei consumatori in merito a ricevere maggiori dettagli circa la provenienza di pasta e riso, la pubblica consultazione voluta e condotta dal Ministero delle Politiche Agricole on line, ha rivelato che oltre l’80% degli Italiani gradisce questa soluzione. L’attenzione verso il rispetto degli standard di sicurezza nella produzione di pasta e riso sembrano determinare questo consenso diffuso. Non va inoltre dimenticato che già l’Unione Europea nel Regolamento “Ue n. 1169/2011”, aveva dato facoltà alle aziende di indicare il paese d’origine e la provenienza di pane e pasta. Si trattava e si tratta a livello Europeo di una misura volontaria che l’Italia vorrebbe obbligatoria per tutti i paesi dell’Unione.
Ma guardiamo più nel dettaglio cosa cambierà dal prossimo febbraio.
Etichetta di origine per il riso
Se ne occupa nello specifico il decreto Min 113532/2017 che stabilisce le diciture attraverso le quali dovrà essere dichiarata la provenienza del riso, ovvero:
- “Paese di coltivazione del riso”, “paese di lavorazione” e “paese di confezionamento”.
- “Origine del riso” e paese di riferimento, dicitura unica che potrà essere impiegata qualora i tre processi, coltivazione, lavorazione e confezionamento avvengano nello stesso paese.
- “UE” -“non UE” – “UE e non UE” ; le diciture da apporre se il riso viene coltivato o lavorato in paesi diversi. Appore la dicitura “UE” (paesi “Unione Europea”) “non UE” (paesi fuori dall’Unione Europea”) oppure entrambe nella stesa etichetta “EU e non UE”.
Etichetta di origine per pasta e grano
Se ne occupa nello specifico il decreto Min 113552/2017 che anche in questo caso stabilisce le diciture previste sulle confezioni di pasta. Verrà riportata in etichetta la dicitura:
- “Paese di coltivazione del grano”, con la quale ci si riferisce al luogo nel quale è stato coltivato il grano duro;
- “Paese di molitura”, con la quale ci si riferisce al luogo nel quale è stata ottenuta la semola di grano duro;
- “UE” -“non UE” – “UE e non UE”, per indicare i paesi di provenienza dei grani e delle semole quando diversi.
- “Nome del paese” e “altri paesi” UE-non UE” o “UE e non UE” quando viene impiegato un grano prodotto per oltre il 50% nello stesso paese è possibile apporre la dicitura unica con il nome del paese e in aggiunta gli ulteriori paesi di riferimento.
Parte così a grandi linee una sperimentazione che nei prossimi due anni saprà dare conto del successo di questi provvedimenti. Dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale le aziende avranno 180 giorni a disposizione per smaltire le precedenti etichette e confezioni già prodotte. A partire invece dal 16 e dal 17 febbraio 2017 dunque le confezioni di riso e pasta dovranno uscire con il nuovo sistema di etichettatura.
