VI indagine Statistica Nazionale sulle attrezzature e le macchine per il confezionamento e l’imballaggio: Ucima festeggia i numeri e pensa al futuro
Si è svolta ieri proprio nella sede di Ucima la conferenza stampa che presenta i dati della VI indagine sull’andamento del mercato delle attrezzature e macchine per il confezionamento e l’imballaggio.
All’indomani dell’appuntamento triennale con Ipack-Ima al debutto in questa edizione del 2018 con il nuovo format “The Innovation Alliance”, il comparto appare più che mai in salute con dati che non invitano semplicemente all’ottimismo ma incoraggiano all’entusiasmo. Questo il primo dato emerso dalla dirigenza di Ucima, rappresentata dal Presidente Enrico Aureli e dal Direttore Paolo Gambuli.
L’Italia delle macchine per il packaging continua a crescere, ha chiuso il 2017 superando i 7 miliardi di Euro; il fatturato è di 7.190,00 miliardi di Euro per la precisione e presenta un incremento complessivo dell’8.9% rispetto al 2016. Tutti gli indicatori, come evidenziano i dati Ucima sottoriportati, sono positivi; dal mercato interno cresciuto del 14,4% rispetto al 2016 che chiude con 1,5 miliari di Euro, al ruolo assolutamente centrale dell’export, voce determinante e caratterizzante del settore che incide con 5,7 miliardi di euro e registra un ulteriore crescita del 7,5% rispetto al 2016.
Un settore dinamico, il più attivo fra i produttori di beni strumentali, una voce fondamentale nell’economia del nostro paese sostenuto da 634 aziende e dal lavoro di 32.227 addetti.
Proprio la composizione delle aziende del settore riflette in modo esemplare le peculiarità dell’industria italiana in quanto caratterizzata da una percentuale particolarmente elevata di industrie al di sotto dei 5 milioni di euro di fatturato (circa il 65,8%). E se nei dati presentati si è potuta apprezzare una particolare crescita proprio della middle class è pur vero che una compagine tanto ampia di aziende di queste dimensioni, ripropone spesso il problema di una struttura produttiva polarizzata, con una percentuale ridotta di grandi aziende che incidono in maniera sostanziale sul fatturato e una nutrita schiera di aziende che riescono a dare un esiguo contributo al mercato.
Le aree geografiche più rilevanti per la produzione di attrezzature e macchine per il confezionamento e imballaggio nel nostro paese vedono una posizione di primo piano dell’Emilia Romagna, regione con il maggior numero di aziende (36%) e fatturato (61,9%), seguita dalla Lombardia, quindi da Veneto e Piemonte.
Fondamentale nell’andamento del mercato interno il piano di agevolazioni previste dal programma industria 4.0 che ha contribuito in modo decisivo a rendere sostenibili gli investimenti delle aziende in innovazione tecnologica. A tal proposito ci si augura che la nostra situazione politica, percorsa da una discreta incertezza, continui a sostenere le aziende in questa direzione anche nel prossimo futuro.
Le macchine per il packaging Italiane nel mondo
Per quanto concerne l’export, le nostre macchine nel mondo sono simbolo di qualità e innovazione in modo generalizzato. Il testa a testa con la Germania, nazione con la quale ci dividiamo di fatto il mercato a livello mondo è un dato di fatto incontrovertibile, una staffetta che di volta in volta ci vede alternarci con i colleghi Tedeschi. Difficile in tal senso come ha precisato lo stesso direttore Ucima Paolo Gambuli, definire una predominanza di una nazione sull’altra in modo stabile.
Sicuramente l’Europa è la principale destinazione delle nostre macchine, il mercato in questa area incide sul fatturato complessivo per circa il 37,4%. Secondo mercato di destinazione è quello Asiatico, fondamentale per l’export Italiano al quale è legato circa il 21,8% del fatturato. Cresce inoltre la nostra presenza nei paesi del Nord America, terza area del mondo come importanza per il nostro mercato.
Vediamo i dati UCIMA riassunti in tabella:
Quali macchine per il packaging vendiamo di più e in quali settori merceologici
Interessante anche la composizione del fatturato presentata nei dati UCIMA rispetto alle tipologie di macchine che maggiormente incidono sul nostro fatturato. A fare la parte del leone riempitrici e dosatrici con il 24,1% , termoformatrici e form fill seal con il 12,9% seguiti da pallettizzatori e depallettizzatori con il 12,9%.
L’importanza di Ipack-Ima per il comparto macchine per il packaging
Ma la conferenza stampa di Ucima è stata anche l’occasione per ribadire il successo del nuovo format che ha consentito il rilancio di Ipack-Ima, l’esposizione presente in fiera a Milano dal 29 maggio al 1 giugno appena trascorsi, in contemporanea con Meat Tech, Plast, Print4 All e Intralogistica. I numeri registrati non solo riconfermano Ipack Ima come l’evento più rappresentativo nel nostro paese per il mondo dell’industria strumentale, ma vanno ben oltre le aspettative della vigilia raddoppiando di fatto il numero di visitatori ed espositori, con una crescita forte di tutti i principali indicatori.
Vincente dunque il principio di aggregazione che ha voluto in fiera le cinque manifestazioni in contemporanea moltiplicando di fatto per ciascuna le possibilità di visibilità e nuovi contatti commerciali; vincente la partnership con la Germania con la quale ci contendiamo il mercato e con la quale dunque è costruttivo collaborare e imparare per continuare a favorire l’internazionalizzazione delle nostre aziende.
Anche in questo caso i dati relativi alla partecipazione consentono di dire che Ipack Ima è stata fra le 5 manifestazioni quella trainante, dal numero di espositori, al numero di visitatori.
Prospettive future: le attese sul mercato dell’industria strumentale per il packaging
Il futuro i vertici di Ucima lo comunicano con ottimismo, seppur nella consapevolezza di una situazione internazionale per molti paesi caratterizzata da una forte variabilità. Dal mondo dell’industria strumentale per il packaging ci si attende la conferma di un trend di crescita. Nel biennio 2018 – 2020, gli indicatori proiettano l’Italia ancora in crescita nell’export con una maggior penetrazione sul mercato Asiatico e in Africa, oltre alla presenza in Europa. L’incremento ipotizzato varia dal 6 al 6,5%.
