
Cosa racconta l’ottava edizione dell’Osservatorio IdentiPack sviluppato da CONAI e GS1 Italy
L’etichettatura ambientale sugli imballaggi è entrata stabilmente nel lessico dell’industria del packaging, ma la distanza tra obbligo normativo e reale qualità dell’informazione resta un tema aperto. A misurarla con continuità è l’ottava edizione dell’Osservatorio IdentiPack, il progetto sviluppato da CONAI e GS1 Italy, che analizza come le informazioni ambientali vengono effettivamente comunicate sugli imballaggi dei prodotti di largo consumo presenti sugli scaffali italiani.
Il quadro che emerge non è quello di un sistema immobile, ma di un mercato che si sta adattando gradualmente a un nuovo ruolo del packaging: non più solo contenitore e strumento di marketing, ma interfaccia informativa tra imprese, consumatori e sistema della raccolta.
L’Osservatorio IdentiPack come lente sul packaging reale
A rendere IdentiPack particolarmente rilevante è il suo approccio basato sui dati di mercato. L’Osservatorio non si limita a verificare la presenza teorica dell’etichettatura ambientale, ma incrocia le immagini digitalizzate delle confezioni con i codici GS1 dei prodotti e con i volumi di vendita reali.
In questo modo, l’analisi restituisce una fotografia concreta di quali informazioni ambientali arrivano davvero ai consumatori e con quale peso sul mercato.È un passaggio non banale: l’etichetta ambientale non viene letta solo come adempimento formale, ma come elemento che incide sul comportamento quotidiano di milioni di cittadini
Codifica dei materiali e raccolta differenziata: segnali di maturazione
Uno dei dati centrali dell’ottava edizione riguarda la codifica identificativa dei materiali di imballaggio, prevista dalla normativa europea. Oltre la metà delle referenze grocery analizzate riporta questa informazione, con una crescita costante rispetto alle edizioni precedenti.
Il dato assume un significato ancora più forte se letto in termini di volumi: la grande maggioranza delle confezioni acquistate dai consumatori contiene oggi l’indicazione del materiale.
Lo stesso trend positivo emerge per le istruzioni di raccolta differenziata, che risultano sempre più presenti sugli imballaggi immessi sul mercato. È l’effetto combinato dell’obbligo introdotto dal D.Lgs. 116/2020 e di una maggiore attenzione delle aziende al ruolo comunicativo del packaging nel fine vita del prodotto.
Tuttavia, l’Osservatorio segnala come la qualità dell’informazione non sia sempre omogenea: simboli, testi e modalità di comunicazione variano sensibilmente, lasciando spazio a interpretazioni diverse da parte del consumatore.
Tra obbligo normativo e comunicazione ambientale consapevole
Se la presenza delle informazioni obbligatorie è in aumento, più cauta resta la diffusione delle dichiarazioni ambientali volontarie. Claim aggiuntivi, marchi ambientali e indicazioni di compostabilità compaiono ancora su una quota limitata di prodotti, spesso concentrati in specifiche categorie merceologiche.
Questo dato riflette un equilibrio delicato. Da un lato, le aziende sono chiamate a comunicare in modo sempre più trasparente; dall’altro, il rischio di greenwashing e l’evoluzione continua del quadro normativo spingono molti operatori a muoversi con prudenza, limitandosi alle informazioni strettamente richieste.
Il nodo irrisolto dell’etichettatura ambientale digitale
Un aspetto che continua a emergere con forza dai dati di IdentiPack è il limitato utilizzo degli strumenti digitali per la comunicazione ambientale. QR code e rimandi a contenuti online restano poco diffusi, nonostante potrebbero rappresentare una soluzione efficace ai limiti di spazio dell’etichetta fisica.
L’etichettatura ambientale digitale consentirebbe di fornire informazioni più dettagliate, aggiornabili nel tempo e adattabili ai diversi contesti territoriali di raccolta. Un tema destinato a diventare centrale anche alla luce delle future evoluzioni normative europee in materia di packaging.
